In un’epoca in cui l’architettura è chiamata a riscoprire la propria vocazione sociale, l’accessibilità al patrimonio culturale evolve da mero obbligo normativo a prerequisito essenziale di democrazia culturale. Il presente contributo illustra il percorso di redazione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) del Castello del Valentino a Torino, Residenza Sabauda parte del patrimonio mondiale UNESCO e sede accademica del Politecnico di Torino. Il lavoro affronta la sfida di mediare tra le rigorose esigenze della conservazione storica e il diritto universale alla fruizione della bellezza, adottando il paradigma del Piano per l’Accessibilità inteso come processo dinamico e sapere abilitante. Superando la visione tradizionale basata sul deficit individuale, il progetto abbraccia un modello sociale della disabilità che sposta l’attenzione sulle barriere poste dall’ambiente e dalle relazioni. La metodologia, allineata agli obiettivi del GEDIW (Gender Equality, Diversity, Inclusion and Wellbeing) Plan 2025-2027 e del programma PoliTo in Transition, si è articolata in cinque fasi operative: dalla conoscenza approfondita dello stato di fatto alla programmazione di un monitoraggio costante. Pilastro centrale della ricerca è stata la rilevazione partecipata, condotta in sinergia con il Turin Accessibility Lab (TAL) e le principali associazioni di categoria (CPD, UICI, ENS, Istituto dei Sordi), al fine di costruire un modello di programmazione delle operazioni di miglioramento dell’accessibilità fisica, digitale e cognitiva via via scalare. Questo approccio ha permesso di integrare il rilievo tecnico con la dimensione esperienziale di chi vive quotidianamente sfide di accesso alla cultura, arricchita ulteriormente dalla somministrazione di questionari qualitativi a visitatrici e visitatori: concentrandosi sul percorso di visita, il modello punta a ingrandire la propria matrice e area d’azione, espandendosi alla totalità degli edifici e delle sedi del Politecnico di Torino. L’analisi ha fatto emergere una mappatura complessa di criticità fisiche, sensoriali e digitali, portando alla strutturazione di un Abaco delle azioni progettuali in grado di proporre soluzioni integrate: dal redesign dell’interfaccia digitale alla creazione di tour virtuali per gli spazi fisicamente inaccessibili, dall’installazione di mappe visivo-tattili all’integrazione di linguaggi facilitati e traduzioni in Lingua dei Segni Italiana (LIS). Il PEBA del Castello del Valentino si configura come un manifesto politico e culturale che trasforma il design in uno strumento di cura dello spazio pubblico: l’esito atteso trascende la semplice conformità legale, ponendosi l’obiettivo ambizioso di costituire un vero e proprio spazio di discussione dove dimostrare che un contesto monumentale stratificato può aprirsi a una fruizione corale e accessibile, restituendo alla collettività un luogo di bellezza non più appannaggio di pochi, ma diritto di tutte e di tutti.

Garantire l'accessibilità culturale al Castello del Valentino. Un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, digitali, cognitive / Beltramino, G., Bosia, D., De Giorgi, C.. - ELETTRONICO. - (In corso di stampa). (Fare Design/Design Doing Bolzano (IT) 24/06/2026-26/06/2026).

Garantire l'accessibilità culturale al Castello del Valentino. Un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, digitali, cognitive

Beltramino, Giulia;Bosia, Daniela;De Giorgi, Claudia
In corso di stampa

Abstract

In un’epoca in cui l’architettura è chiamata a riscoprire la propria vocazione sociale, l’accessibilità al patrimonio culturale evolve da mero obbligo normativo a prerequisito essenziale di democrazia culturale. Il presente contributo illustra il percorso di redazione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) del Castello del Valentino a Torino, Residenza Sabauda parte del patrimonio mondiale UNESCO e sede accademica del Politecnico di Torino. Il lavoro affronta la sfida di mediare tra le rigorose esigenze della conservazione storica e il diritto universale alla fruizione della bellezza, adottando il paradigma del Piano per l’Accessibilità inteso come processo dinamico e sapere abilitante. Superando la visione tradizionale basata sul deficit individuale, il progetto abbraccia un modello sociale della disabilità che sposta l’attenzione sulle barriere poste dall’ambiente e dalle relazioni. La metodologia, allineata agli obiettivi del GEDIW (Gender Equality, Diversity, Inclusion and Wellbeing) Plan 2025-2027 e del programma PoliTo in Transition, si è articolata in cinque fasi operative: dalla conoscenza approfondita dello stato di fatto alla programmazione di un monitoraggio costante. Pilastro centrale della ricerca è stata la rilevazione partecipata, condotta in sinergia con il Turin Accessibility Lab (TAL) e le principali associazioni di categoria (CPD, UICI, ENS, Istituto dei Sordi), al fine di costruire un modello di programmazione delle operazioni di miglioramento dell’accessibilità fisica, digitale e cognitiva via via scalare. Questo approccio ha permesso di integrare il rilievo tecnico con la dimensione esperienziale di chi vive quotidianamente sfide di accesso alla cultura, arricchita ulteriormente dalla somministrazione di questionari qualitativi a visitatrici e visitatori: concentrandosi sul percorso di visita, il modello punta a ingrandire la propria matrice e area d’azione, espandendosi alla totalità degli edifici e delle sedi del Politecnico di Torino. L’analisi ha fatto emergere una mappatura complessa di criticità fisiche, sensoriali e digitali, portando alla strutturazione di un Abaco delle azioni progettuali in grado di proporre soluzioni integrate: dal redesign dell’interfaccia digitale alla creazione di tour virtuali per gli spazi fisicamente inaccessibili, dall’installazione di mappe visivo-tattili all’integrazione di linguaggi facilitati e traduzioni in Lingua dei Segni Italiana (LIS). Il PEBA del Castello del Valentino si configura come un manifesto politico e culturale che trasforma il design in uno strumento di cura dello spazio pubblico: l’esito atteso trascende la semplice conformità legale, ponendosi l’obiettivo ambizioso di costituire un vero e proprio spazio di discussione dove dimostrare che un contesto monumentale stratificato può aprirsi a una fruizione corale e accessibile, restituendo alla collettività un luogo di bellezza non più appannaggio di pochi, ma diritto di tutte e di tutti.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11583/3012447