ITA - Pare che in alcuni Corsi di Laurea in Architettura le “magnifiche sorti e progressive” della tecnologia digitale sempre più avanzata abbiano generato la quasi totale scomparsa del disegno manuale e tradizionale. Il dominio dell’immagine digitale, che si impone come nuova forma di comunicazione visiva, regala l’illusione che si possa prescindere dalle forme di rappresentazione tradizionali, tanto da pensare di poterle escludere dal percorso formativo dell’architetto. Restando fermi nella convinzione che sia, invece, indispensabile per un architetto avere una solida cultura del Disegno, da quello tradizionale alle modalità più innovative, un contributo prezioso viene fornito dal Workshop di Disegno dal Vero e dell’Immaginario, inserito nei Corsi di Laurea Magistrale in Architettura, presso il Politecnico di Torino. Il nome scelto per questo corso racchiude in sé un evidente ossimoro, nell’ottica di conciliare due aspetti apparentemente contraddittori, ma in realtà complementari. In un’epoca in cui la comune visione tridimensionale dell’opera d’arte può essere integrata o sostituita da una realtà virtuale, alcuni termini come ‘fantastico’, ‘immaginario’ o ‘visionario’, assumono una diversa funzione. Così, paradossalmente (in architettura e non solo), la rappresentazione della realtà ‘virtuale’ viene impiegata per meglio rappresentare il ‘vero’ e la realtà. Il presente contributo affronterà in prevalenza il secondo approccio proposto nel corso e cioè quello dell’immaginario. ENG - It seems that in some Degree Courses in Architecture the “magnifiche sorti e progressive” of increasingly advanced digital technology have generated the almost total disappearance of manual and traditional drawing. The dominion of the digital image, which imposes itself as a new form of visual communication, gives the illusion that one can disregard traditional forms of representation, so much so that one thinks one can exclude them from the architect’s educational path. Staying firm in the belief that it is, instead, indispensable for an architect to have a solid culture of Drawing, from the traditional one to the most innovative modalities, the Drawing from Life and Imagination Workshop, included in the Master’s Degree Courses in Architecture, at the Polytechnic of Turin, provides a valuable contribution in this sense. The name chosen for this course contains an obvious oxymoron, in order to reconcile two apparently contradictory but actually complementary aspects. In an age when the common three-dimensional vision of the work of art can be integrated or replaced by virtual reality, some terms such as ‘fantastic’, ‘imaginary’ or ‘visionary’ take on a different function. In this way, paradoxically (in architecture and not only), the representation of ‘virtual’ reality is used to better represent the ‘real’ and reality. The present contribution will deal mainly with the second approach proposed in the course, namely that of the imaginary.

‘Disegno dal vero e dell’immaginario’: le verità di un ossimoro visivo | ‘Drawing from Life and Imagination’: the Truths of a Visual Oxymoron / Marotta, Anna; Netti, Rossana; Bucolo, Ornella; Fabris, Nadia; Miron, Daniela; Rabino, Claudio. - ELETTRONICO. - (2020), pp. 608-625. ((Intervento presentato al convegno 42° CONVEGNO INTERNAZIONALE DEI DOCENTI DELLE DISCIPLINE DELLA RAPPRESENTAZIONE CONGRESSO DELLA UNIONE ITALIANA PER IL DISEGNO | 42th INTERNATIONAL CONFERENCE OF REPRESENTATION DISCIPLINES TEACHERS CONGRESS OF UNIONE ITALIANA PER IL DISEGNO tenutosi a Online nel 18 settembre 2020.

‘Disegno dal vero e dell’immaginario’: le verità di un ossimoro visivo | ‘Drawing from Life and Imagination’: the Truths of a Visual Oxymoron

Anna Marotta;Rossana Netti;Ornella Bucolo;Nadia Fabris;Daniela Miron;Claudio Rabino
2020

Abstract

ITA - Pare che in alcuni Corsi di Laurea in Architettura le “magnifiche sorti e progressive” della tecnologia digitale sempre più avanzata abbiano generato la quasi totale scomparsa del disegno manuale e tradizionale. Il dominio dell’immagine digitale, che si impone come nuova forma di comunicazione visiva, regala l’illusione che si possa prescindere dalle forme di rappresentazione tradizionali, tanto da pensare di poterle escludere dal percorso formativo dell’architetto. Restando fermi nella convinzione che sia, invece, indispensabile per un architetto avere una solida cultura del Disegno, da quello tradizionale alle modalità più innovative, un contributo prezioso viene fornito dal Workshop di Disegno dal Vero e dell’Immaginario, inserito nei Corsi di Laurea Magistrale in Architettura, presso il Politecnico di Torino. Il nome scelto per questo corso racchiude in sé un evidente ossimoro, nell’ottica di conciliare due aspetti apparentemente contraddittori, ma in realtà complementari. In un’epoca in cui la comune visione tridimensionale dell’opera d’arte può essere integrata o sostituita da una realtà virtuale, alcuni termini come ‘fantastico’, ‘immaginario’ o ‘visionario’, assumono una diversa funzione. Così, paradossalmente (in architettura e non solo), la rappresentazione della realtà ‘virtuale’ viene impiegata per meglio rappresentare il ‘vero’ e la realtà. Il presente contributo affronterà in prevalenza il secondo approccio proposto nel corso e cioè quello dell’immaginario. ENG - It seems that in some Degree Courses in Architecture the “magnifiche sorti e progressive” of increasingly advanced digital technology have generated the almost total disappearance of manual and traditional drawing. The dominion of the digital image, which imposes itself as a new form of visual communication, gives the illusion that one can disregard traditional forms of representation, so much so that one thinks one can exclude them from the architect’s educational path. Staying firm in the belief that it is, instead, indispensable for an architect to have a solid culture of Drawing, from the traditional one to the most innovative modalities, the Drawing from Life and Imagination Workshop, included in the Master’s Degree Courses in Architecture, at the Polytechnic of Turin, provides a valuable contribution in this sense. The name chosen for this course contains an obvious oxymoron, in order to reconcile two apparently contradictory but actually complementary aspects. In an age when the common three-dimensional vision of the work of art can be integrated or replaced by virtual reality, some terms such as ‘fantastic’, ‘imaginary’ or ‘visionary’ take on a different function. In this way, paradoxically (in architecture and not only), the representation of ‘virtual’ reality is used to better represent the ‘real’ and reality. The present contribution will deal mainly with the second approach proposed in the course, namely that of the imaginary.
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