Le vetrate colorate di portoni e finestre di molti edifici torinesi costituiscono un patrimonio dell'architettura della città poco noto, perché celato per lo più in ambienti privati, le cui valenze possono essere scoperte e apprezzate solo con una paziente ricerca. Le loro composizioni, in stretto dialogo tra espressioni cromatiche e formali, in alcuni casi ripropongono i temi decorativi dell'architettura, mentre in altri risultano autonome nella loro fisionomia, manifestando in ogni caso sia il peso determinante della presenza del colore, sia le tendenze stilistiche in linea con quelle in voga al momento della loro realizzazione. Se in passato ho studiato il fenomeno attraverso casi legati alla cultura Liberty, qui lo analizzo nella fase successiva, testandolo su più esempi significativi di vetrate in cui il colore è protagonista, individuando la rispondenza tra le varie fasi in cui perde consenso a livello nazionale e internazionale il gusto Art Nouveau (per antonomasia amante del colore) e le scelte cromatico-compositive adottate nei singoli casi, in forme evolutive come nell'Art Déco, o involutive con ritorno a modelli tradizionali nella seconda metà del Novecento. Questo patrimonio 'colorato', fragile per la fragilità stessa del suo essere, personalizza e impreziosisce l'aspetto di numerosi edifici di Torino, testimoniando la storia della sua architettura e del suo artigianato artistico. Un patrimonio che dovrebbe essere più conosciuto e protetto, evitando che i vetri colorati vengano sostituiti con leggerezza da altri bianchi o cromaticamente difformi, annullando il rigore compositivo delle stesse vetrate.

Quando l'onda Liberty si spegne: il colore delle vetrate, un patrimonio da tutelare / Davico, Pia. - ELETTRONICO. - Colore e Colorimetria. Contributi Multidisciplinari, Vol. XIIIA:(2017), pp. 23-34. ((Intervento presentato al convegno XIII Conferenza del Colore tenutosi a Napoli nel 4-5 settembre 2017.

Quando l'onda Liberty si spegne: il colore delle vetrate, un patrimonio da tutelare

Pia Davico
2017

Abstract

Le vetrate colorate di portoni e finestre di molti edifici torinesi costituiscono un patrimonio dell'architettura della città poco noto, perché celato per lo più in ambienti privati, le cui valenze possono essere scoperte e apprezzate solo con una paziente ricerca. Le loro composizioni, in stretto dialogo tra espressioni cromatiche e formali, in alcuni casi ripropongono i temi decorativi dell'architettura, mentre in altri risultano autonome nella loro fisionomia, manifestando in ogni caso sia il peso determinante della presenza del colore, sia le tendenze stilistiche in linea con quelle in voga al momento della loro realizzazione. Se in passato ho studiato il fenomeno attraverso casi legati alla cultura Liberty, qui lo analizzo nella fase successiva, testandolo su più esempi significativi di vetrate in cui il colore è protagonista, individuando la rispondenza tra le varie fasi in cui perde consenso a livello nazionale e internazionale il gusto Art Nouveau (per antonomasia amante del colore) e le scelte cromatico-compositive adottate nei singoli casi, in forme evolutive come nell'Art Déco, o involutive con ritorno a modelli tradizionali nella seconda metà del Novecento. Questo patrimonio 'colorato', fragile per la fragilità stessa del suo essere, personalizza e impreziosisce l'aspetto di numerosi edifici di Torino, testimoniando la storia della sua architettura e del suo artigianato artistico. Un patrimonio che dovrebbe essere più conosciuto e protetto, evitando che i vetri colorati vengano sostituiti con leggerezza da altri bianchi o cromaticamente difformi, annullando il rigore compositivo delle stesse vetrate.
9788899513054
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11583/2786753