L’articolo affronta la relazione tra università e società, discutendo il ruolo che il design può assumere nelle esperienze di co-creazione della conoscenza. La ricerca parte dall’ipotesi che le attuali forme di engagement promosse dalle università non siano pienamente sufficienti a rispondere alle sfide sociali contemporanee, poiché radicate in epistemologie eurocentriche, cartesiane e neoliberali che perpetuano dinamiche di esclusione e marginalizzazione. La conoscenza, invece di essere riconosciuta come un processo relazionale e situato, rimane vincolata a strutture gerarchiche che limitano l’autodeterminazione delle comunità nell’elaborazione di forme di sapere e di senso emiche. Immaginare nuove pratiche collaborative, entro le quali università ed “esterno” possano entrare in relazione e produrre nuovo sapere, nuovi modi di sapere e nuove azioni per trasmettere e diffondere tale conoscenza, appare dunque un esercizio stimolante e opportuno. La tesi sostenuta è che il design possa rappresentare un alleato in questo processo. La ricerca evidenzia come il design, in particolare nella sua declinazione partecipativa, stia attraversando una promettente fase di riflessione critica, interrogandosi sulle proprie dimensioni politiche e ontologiche; tale transizione lo pone in una condizione di particolare prossimità con l’accademia, anch’essa impegnata in analoghi processi di ripensamento. Per argomentare questa posizione, la prima parte dell’articolo, dopo aver chiarito la metodologia adottata, affronta due questioni critiche legate alla co-creazione della conoscenza: la necessità di promuovere una riflessione sulla colonialità degli attuali meccanismi del sapere in ambito accademico e l’urgenza di favorire l’apertura ad altre onto-epistemologie. Successivamente, viene analizzato il posizionamento del design rispetto a questi stessi temi, rilevando una crescente propensione della disciplina verso una più profonda consapevolezza. Nella seconda parte del contributo sono invece esplorate due risorse che questo design in transizione, definito “alleato”, può offrire al processo di ripensamento della produzione di conoscenza in chiave più collaborativa e relazionale: la prospettiva pluriversale e la propensione alla progettazione “co-”, qui interpretata in senso co-munitario e co-nviviale, enfatizzando la cura, il senso di appartenenza e il riconoscimento reciproco come pilastri di una nuova stagione di sapere co-creato. L’articolo si conclude con alcune riflessioni finali che riconoscono i limiti dell’attuale proposta e delineano possibili sviluppi futuri. ______________ This article examines the relationship between university and society, exploring the role that design can play in fostering experiences of knowledge co-creation. The research begins with the hypothesis that current forms of engagement promoted by universities are not entirely adequate to meet contemporary social challenges, as they remain rooted in Eurocentric, Cartesian and neoliberal epistemologies that perpetuate dynamics of exclusion and marginalisation. Rather than being recognised as a relational and situated process, knowledge continues to be bound to hierarchical structures that limit communities’ self-determination in the development of emic forms of knowing and meaning-making. Imagining new collaborative practices in which the university and the “outside” can relate and produce new knowledge, new ways of knowing and new actions to transmit and disseminate such knowledge therefore emerges as both a stimulating and timely exercise. The article argues that design can act as an ally in this process. The research highlights how design, particularly in its participatory dimension, is currently undergoing a promising phase of critical reflection, questioning its political and ontological dimensions. This transition places design in a position of particular proximity to academia, which is itself engaged in ongoing processes of self-reflection and transformation. To substantiate this argument, the first part of the article, after clarifying the methodology adopted, addresses two critical issues related to knowledge co-creation: the need to foster reflection on the coloniality of current academic knowledge mechanisms and the importance of promoting openness to other onto-epistemologies. It then analyses the positioning of design in relation to these issues, noting an emerging tendency within the discipline towards deeper awareness. The second part of the paper explores two resources that this “transitional” design—here defined as an “ally”—can offer to the rethinking of knowledge production from a more collaborative and relational perspective: the pluriversal approach and the propensity towards “co-” design. The latter is interpreted here in a co-munitarian and co-nvivial sense, emphasising care, belonging and mutual recognition as key pillars of a new season of co-created knowledge. The article concludes with a set of final reflections that acknowledge the limits of the current proposal and outline possible future developments.

Da Università a Pluriversità. Ripensare la co-creazione di conoscenza attraverso un design in transizione, in una prospettiva decoloniale e comunitaria / From University to Pluriversity. Rethinking knowledge co-creation through transition design in a decolonial and community-based perspective / Ceraolo, Sara. - ELETTRONICO. - (2025), pp. 1214-1227. ( Design Plurale. Casi e modelli alternativi per l’innovazione = Plural Design. Cases and alternative models for innovation. Napoli 26-27 giugno 2025).

Da Università a Pluriversità. Ripensare la co-creazione di conoscenza attraverso un design in transizione, in una prospettiva decoloniale e comunitaria / From University to Pluriversity. Rethinking knowledge co-creation through transition design in a decolonial and community-based perspective.

Sara Ceraolo
2025

Abstract

L’articolo affronta la relazione tra università e società, discutendo il ruolo che il design può assumere nelle esperienze di co-creazione della conoscenza. La ricerca parte dall’ipotesi che le attuali forme di engagement promosse dalle università non siano pienamente sufficienti a rispondere alle sfide sociali contemporanee, poiché radicate in epistemologie eurocentriche, cartesiane e neoliberali che perpetuano dinamiche di esclusione e marginalizzazione. La conoscenza, invece di essere riconosciuta come un processo relazionale e situato, rimane vincolata a strutture gerarchiche che limitano l’autodeterminazione delle comunità nell’elaborazione di forme di sapere e di senso emiche. Immaginare nuove pratiche collaborative, entro le quali università ed “esterno” possano entrare in relazione e produrre nuovo sapere, nuovi modi di sapere e nuove azioni per trasmettere e diffondere tale conoscenza, appare dunque un esercizio stimolante e opportuno. La tesi sostenuta è che il design possa rappresentare un alleato in questo processo. La ricerca evidenzia come il design, in particolare nella sua declinazione partecipativa, stia attraversando una promettente fase di riflessione critica, interrogandosi sulle proprie dimensioni politiche e ontologiche; tale transizione lo pone in una condizione di particolare prossimità con l’accademia, anch’essa impegnata in analoghi processi di ripensamento. Per argomentare questa posizione, la prima parte dell’articolo, dopo aver chiarito la metodologia adottata, affronta due questioni critiche legate alla co-creazione della conoscenza: la necessità di promuovere una riflessione sulla colonialità degli attuali meccanismi del sapere in ambito accademico e l’urgenza di favorire l’apertura ad altre onto-epistemologie. Successivamente, viene analizzato il posizionamento del design rispetto a questi stessi temi, rilevando una crescente propensione della disciplina verso una più profonda consapevolezza. Nella seconda parte del contributo sono invece esplorate due risorse che questo design in transizione, definito “alleato”, può offrire al processo di ripensamento della produzione di conoscenza in chiave più collaborativa e relazionale: la prospettiva pluriversale e la propensione alla progettazione “co-”, qui interpretata in senso co-munitario e co-nviviale, enfatizzando la cura, il senso di appartenenza e il riconoscimento reciproco come pilastri di una nuova stagione di sapere co-creato. L’articolo si conclude con alcune riflessioni finali che riconoscono i limiti dell’attuale proposta e delineano possibili sviluppi futuri. ______________ This article examines the relationship between university and society, exploring the role that design can play in fostering experiences of knowledge co-creation. The research begins with the hypothesis that current forms of engagement promoted by universities are not entirely adequate to meet contemporary social challenges, as they remain rooted in Eurocentric, Cartesian and neoliberal epistemologies that perpetuate dynamics of exclusion and marginalisation. Rather than being recognised as a relational and situated process, knowledge continues to be bound to hierarchical structures that limit communities’ self-determination in the development of emic forms of knowing and meaning-making. Imagining new collaborative practices in which the university and the “outside” can relate and produce new knowledge, new ways of knowing and new actions to transmit and disseminate such knowledge therefore emerges as both a stimulating and timely exercise. The article argues that design can act as an ally in this process. The research highlights how design, particularly in its participatory dimension, is currently undergoing a promising phase of critical reflection, questioning its political and ontological dimensions. This transition places design in a position of particular proximity to academia, which is itself engaged in ongoing processes of self-reflection and transformation. To substantiate this argument, the first part of the article, after clarifying the methodology adopted, addresses two critical issues related to knowledge co-creation: the need to foster reflection on the coloniality of current academic knowledge mechanisms and the importance of promoting openness to other onto-epistemologies. It then analyses the positioning of design in relation to these issues, noting an emerging tendency within the discipline towards deeper awareness. The second part of the paper explores two resources that this “transitional” design—here defined as an “ally”—can offer to the rethinking of knowledge production from a more collaborative and relational perspective: the pluriversal approach and the propensity towards “co-” design. The latter is interpreted here in a co-munitarian and co-nvivial sense, emphasising care, belonging and mutual recognition as key pillars of a new season of co-created knowledge. The article concludes with a set of final reflections that acknowledge the limits of the current proposal and outline possible future developments.
2025
978-88-6887-385-1
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Descrizione: ceraolo_da università a pluriversità_from university to pluriversity
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