Il riuso del patrimonio architettonico religioso dismesso o sottoutilizzato rappresenta in Italia e in Europa un tema di grande attenzione e dibattito tra i soggetti coinvolti direttamente alla gestione, conservazione e valorizzazione di questi beni. In particolare il contributo proposto intende analizzare le relazioni che intercorrono fra le esigenze di tutela e conservazione di questo patrimonio storico e il suo possibile riuso con finalità sociale. Quali denominatori comuni emergono in iniziative che vedono la partecipazione di enti del terzo settore con il ruolo di proponenti o gestori del bene? Ci si interroga sul grado di compatibilità in termini di conservazione di edifici appartenenti al patrimonio di enti religiosi rispetto alle nuove funzioni, con attenzione alle diverse tipologie di progettazione che si riscontrano in situazioni di riuso adattivo finalizzato tanto alla valorizzazione quanto all’inclusione. I casi studio individuati a Torino (Italia) sono la chiesa ed ex convento di Santa Chiara, il Collegio degli Artigianelli, la Certosa di Avigliana; tutti edifici di riconosciuto valore storico, proprietà di enti religiosi in cui la gestione della struttura è demandata ad enti del terzo settore.

Adaptive reuse di beni architettonici religiosi. Restauro e inclusione sociale in alcuni casi studio torinesi / Bartolozzi, Carla; Novelli, Francesco; Dabbene, Daniele. - In: BDC. - ISSN 2284-4732. - ELETTRONICO. - 19:1(2019), pp. 47-74. [10.6092/2284-4732/7060]

Adaptive reuse di beni architettonici religiosi. Restauro e inclusione sociale in alcuni casi studio torinesi

carla bartolozzi;francesco novelli;daniele dabbene
2019

Abstract

Il riuso del patrimonio architettonico religioso dismesso o sottoutilizzato rappresenta in Italia e in Europa un tema di grande attenzione e dibattito tra i soggetti coinvolti direttamente alla gestione, conservazione e valorizzazione di questi beni. In particolare il contributo proposto intende analizzare le relazioni che intercorrono fra le esigenze di tutela e conservazione di questo patrimonio storico e il suo possibile riuso con finalità sociale. Quali denominatori comuni emergono in iniziative che vedono la partecipazione di enti del terzo settore con il ruolo di proponenti o gestori del bene? Ci si interroga sul grado di compatibilità in termini di conservazione di edifici appartenenti al patrimonio di enti religiosi rispetto alle nuove funzioni, con attenzione alle diverse tipologie di progettazione che si riscontrano in situazioni di riuso adattivo finalizzato tanto alla valorizzazione quanto all’inclusione. I casi studio individuati a Torino (Italia) sono la chiesa ed ex convento di Santa Chiara, il Collegio degli Artigianelli, la Certosa di Avigliana; tutti edifici di riconosciuto valore storico, proprietà di enti religiosi in cui la gestione della struttura è demandata ad enti del terzo settore.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11583/2839742