Da tema antico connotante l’architettura, fino alla più viva attualità, il colore continua a essere un campo di indagine non sufficientemente indagato, soprattutto in campi di rilevante interesse come i Beni Culturali architettonici e (per altri versi) gli spazi e i luoghi delle strutture ospedaliere. In particolare negli ospedali pediatrici, il colore è una caratteristica fisico-tecnica e percettiva di primaria importanza, è una presenza costante nelle loro vite e contribuisce al loro sviluppo psicologico e culturale (con eventuali differenziazioni dovute alle terapie). L’ospedalizzazione rappresenta un momento critico di rottura con la quotidianità e, in età pediatrica, può comportare l’alterazione dello stesso sviluppo psicofisico del bambino. Il ruolo della progettazione, anche percettiva, degli ambienti ospedalieri risulta quindi di primaria importanza e può contribuire ad innalzare il livello di qualità della vita del bambino in terapia. Molti degli stimoli che giungono all’uomo sono infatti di natura visiva: diventa quindi importante prendere in considerazione (quando si progettano luoghi di cura) anche gli stimoli visivi e cromatici che potrebbero influire positivamente sul processo di ripresa e guarigione. Il presente contributo è teso a presentare alcune sperimentazioni che considerano il colore come uno strumento fondamentale per creare atmosfere più rassicuranti e interattive all’interno dei luoghi di cura. I progetti esposti rappresentano gli esiti del corso di Percezione e Comunicazione Visiva tenuto dalla prof.ssa Anna Marotta (Professore Ordinario di Disegno del Politecnico di Torino), con la collaborazione della scrivente in qualità di assistente alla didattica. Le sperimentazioni presentate portano a confermare che una progettazione consapevole (anche cromatica) può giocare un ruolo fondamentale nel processo di guarigione: l'ambiente nel suo insieme veicola importanti messaggi non verbali che possono essere interpretati in senso positivo o negativo dai pazienti e dai medici e avere, di conseguenza, delle ricadute sugli esiti delle cure stesse. In questo contesto la ricerca propone l’utilizzo del colore come un elemento fondamentale per rendere più rassicurante e interattiva l’atmosfera della struttura ospedaliera in quanto costituisce uno dei principali aspetti percettivi e sensoriali che possono influenzare l’esperienza e la valutazione dello spazio da parte dei suoi fruitori. Il colore può infatti contribuire a creare ambienti percettivamente confortevoli, emotivamente positivi, oltre che favorire la comprensibilità della struttura ospedaliera e facilitarne l’uso. Sono ormai noti i danni provocati da ambienti monocromatici, frutto di interpretazioni normative riduttive e superficiali che non tengono conto dei potenziali effetti del colore: i nostri ospedali sono tra i primi esempi della Sick Building Sindrome, dovuta a un insieme di sintomi non riconducibili ad una causa specifica, ma alla permanenza in un ambiente costruito malsano. Se nel passato l'ospedale era concepito come un contenitore neutro di competenze professionali il cui successo era legato alla capacità di servizio e alla cultura dei singoli professionisti, oggi le organizzazioni ospedaliere determinano i propri obiettivi sulla base della domanda dei clienti/utenti, ognuno dei quali è portatore di specifiche esigenze. È proprio in quest’ottica che la ricerca proposta si inserisce, comprendendo come sia diventata un’esigenza improrogabile per un ospedale “moderno” migliorare la qualità dei servizi anche attraverso la cura dell’ambiente.

Il progetto del colore: multifunzionalità e multisensorialità per l'ospedale pediatrico / Marotta, Anna; Cannavicci, Chiara. - In: SABIEDRIBA, INTEGRACIJA, IZGLITIBA. - ISSN 1691-5887. - v:(2013), pp. 147-157.

Il progetto del colore: multifunzionalità e multisensorialità per l'ospedale pediatrico

MAROTTA, Anna;CANNAVICCI, CHIARA
2013

Abstract

Da tema antico connotante l’architettura, fino alla più viva attualità, il colore continua a essere un campo di indagine non sufficientemente indagato, soprattutto in campi di rilevante interesse come i Beni Culturali architettonici e (per altri versi) gli spazi e i luoghi delle strutture ospedaliere. In particolare negli ospedali pediatrici, il colore è una caratteristica fisico-tecnica e percettiva di primaria importanza, è una presenza costante nelle loro vite e contribuisce al loro sviluppo psicologico e culturale (con eventuali differenziazioni dovute alle terapie). L’ospedalizzazione rappresenta un momento critico di rottura con la quotidianità e, in età pediatrica, può comportare l’alterazione dello stesso sviluppo psicofisico del bambino. Il ruolo della progettazione, anche percettiva, degli ambienti ospedalieri risulta quindi di primaria importanza e può contribuire ad innalzare il livello di qualità della vita del bambino in terapia. Molti degli stimoli che giungono all’uomo sono infatti di natura visiva: diventa quindi importante prendere in considerazione (quando si progettano luoghi di cura) anche gli stimoli visivi e cromatici che potrebbero influire positivamente sul processo di ripresa e guarigione. Il presente contributo è teso a presentare alcune sperimentazioni che considerano il colore come uno strumento fondamentale per creare atmosfere più rassicuranti e interattive all’interno dei luoghi di cura. I progetti esposti rappresentano gli esiti del corso di Percezione e Comunicazione Visiva tenuto dalla prof.ssa Anna Marotta (Professore Ordinario di Disegno del Politecnico di Torino), con la collaborazione della scrivente in qualità di assistente alla didattica. Le sperimentazioni presentate portano a confermare che una progettazione consapevole (anche cromatica) può giocare un ruolo fondamentale nel processo di guarigione: l'ambiente nel suo insieme veicola importanti messaggi non verbali che possono essere interpretati in senso positivo o negativo dai pazienti e dai medici e avere, di conseguenza, delle ricadute sugli esiti delle cure stesse. In questo contesto la ricerca propone l’utilizzo del colore come un elemento fondamentale per rendere più rassicurante e interattiva l’atmosfera della struttura ospedaliera in quanto costituisce uno dei principali aspetti percettivi e sensoriali che possono influenzare l’esperienza e la valutazione dello spazio da parte dei suoi fruitori. Il colore può infatti contribuire a creare ambienti percettivamente confortevoli, emotivamente positivi, oltre che favorire la comprensibilità della struttura ospedaliera e facilitarne l’uso. Sono ormai noti i danni provocati da ambienti monocromatici, frutto di interpretazioni normative riduttive e superficiali che non tengono conto dei potenziali effetti del colore: i nostri ospedali sono tra i primi esempi della Sick Building Sindrome, dovuta a un insieme di sintomi non riconducibili ad una causa specifica, ma alla permanenza in un ambiente costruito malsano. Se nel passato l'ospedale era concepito come un contenitore neutro di competenze professionali il cui successo era legato alla capacità di servizio e alla cultura dei singoli professionisti, oggi le organizzazioni ospedaliere determinano i propri obiettivi sulla base della domanda dei clienti/utenti, ognuno dei quali è portatore di specifiche esigenze. È proprio in quest’ottica che la ricerca proposta si inserisce, comprendendo come sia diventata un’esigenza improrogabile per un ospedale “moderno” migliorare la qualità dei servizi anche attraverso la cura dell’ambiente.
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