Negli ultimi vent’anni il processo di integrazione europea ha contribuito in vari modi al rinnovamento delle pratiche urbanistiche in Italia. Vantaggiosa anche per l’Europa, tale contaminazione ha a sua volta arricchito il modello comunitario di governance dello sviluppo, orientandolo verso l’obiettivo, per ora soltanto annunciato, di “fare della diversità territoriale un punto di forza”. Il concetto di “governo del territorio”, espressione che in tale frangente ha sostituito il termine “urbanistica” nel nostro ordinamento costituzionale, da un lato è testimone di tale rinnovamento; dall’altro, chiarisce (non solo agli urbanisti) che definizione e controllo degli usi del suolo e dello spazio sono funzioni decisive al perseguimento delle strategie pubbliche di sviluppo. Ciò malgrado, i riscontri più recenti rivelano, piuttosto, l’incapacità del nostro paese di elaborare una strategia di sviluppo (generale, ancor prima che territoriale), che pure è richiesta in modo esplicito nel quadro della governance territoriale europea. Le difficoltà della politica si legano, del resto, ai ritardi di una cultura tecnica generalmente restia a far convergere le ragioni del cambiamento in un progetto coerente ed efficace di governo del territorio, al di là delle sperimentazioni più o meno virtuose. Mentre in Europa si profila il rischio di un’imminente inversione di marcia, col ritorno alla nazionalizzazione delle politiche di sviluppo, città e territorio in Italia continuano a trasformarsi secondo regole arcaiche e per lo più indifferenti allo sviluppo.

Abitare l’Europa. Difficoltà e ritardi del governo del territorio in Italia / JANIN RIVOLIN YOCCOZ, Umberto. - In: PLANUM. - ISSN 1723-0993. - ELETTRONICO. - (2011), pp. 1-6. ((Intervento presentato al convegno XIV Conferenza SIU: Abitare l'Italia. Territori, economie, diseguaglianze tenutosi a Torino (IT) nel 24-26 marzo 2011.

Abitare l’Europa. Difficoltà e ritardi del governo del territorio in Italia

JANIN RIVOLIN YOCCOZ, Umberto
2011

Abstract

Negli ultimi vent’anni il processo di integrazione europea ha contribuito in vari modi al rinnovamento delle pratiche urbanistiche in Italia. Vantaggiosa anche per l’Europa, tale contaminazione ha a sua volta arricchito il modello comunitario di governance dello sviluppo, orientandolo verso l’obiettivo, per ora soltanto annunciato, di “fare della diversità territoriale un punto di forza”. Il concetto di “governo del territorio”, espressione che in tale frangente ha sostituito il termine “urbanistica” nel nostro ordinamento costituzionale, da un lato è testimone di tale rinnovamento; dall’altro, chiarisce (non solo agli urbanisti) che definizione e controllo degli usi del suolo e dello spazio sono funzioni decisive al perseguimento delle strategie pubbliche di sviluppo. Ciò malgrado, i riscontri più recenti rivelano, piuttosto, l’incapacità del nostro paese di elaborare una strategia di sviluppo (generale, ancor prima che territoriale), che pure è richiesta in modo esplicito nel quadro della governance territoriale europea. Le difficoltà della politica si legano, del resto, ai ritardi di una cultura tecnica generalmente restia a far convergere le ragioni del cambiamento in un progetto coerente ed efficace di governo del territorio, al di là delle sperimentazioni più o meno virtuose. Mentre in Europa si profila il rischio di un’imminente inversione di marcia, col ritorno alla nazionalizzazione delle politiche di sviluppo, città e territorio in Italia continuano a trasformarsi secondo regole arcaiche e per lo più indifferenti allo sviluppo.
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