Comunicare un’entità proteiforme quale l’architettura (parte idea astratta, parte materia, parte modus vivendi), capace di trasformare ogni suo divulgatore in demiurgo - creatore di sistematismi e modelli induttori di nuove esigenze - pone a chi, per vocazione e/o per professione si appresti a tale opera, una serie di interrogativi. Il primo quesito riguarda la genesi dell’esigenza di comunicare un’entità che, di per sé, dovrebbe essere vissuta da ognuno come quotidiana esperienza sensoriale, essere quindi, se non ovvia, palese. Le nuove tecnologie, a volte risolutive, possono ampliare la dimensione del problema, ridefinendolo e dettagliandolo infinitamente come avviene ad esempio nella visualizzazione di fenomeni legati alla dimensione frattale. Tali considerazioni comportano la necessità di articolare il concetto di architettura da comunicare in relazione agli interlocutori e alle finalità del tipo di trasmissione di dati ed elaborazioni. Definire allora il bacino d’utenza di un progetto di comunicazione implica la selezione del linguaggio più adeguato alla sua divulgazione. Analogamente, scegliere di rendere un progetto di comunicazione fruibile per varie tipologie di utenti determina, a sua volta, la scelta dello strumento e del canale di divulgazione. Si evidenzia così un ulteriore problema: se si considera ormai prassi consolidata che a raccogliere e organizzare i dati riguardanti l’architettura debbano essere persone in tale materia esperte (più idonee a definire i parametri di scientificità della disciplina, in generale o specialisticamente), non altrettanto chiaro sembra essere il tipo di professionalità più adatta alla diffusione multimediale della materia stessa. Comunicare l’architettura, soprattutto tramite un medium come quello informatico, sembra richiedere l’approccio metodologico di figure professionali non solo formate specialisticamente, ma aggiornate continuamente sui parametri del mondo della ricerca. Se Marshall McLuhann dice che “il mezzo è il messaggio”, quali sono i media più appropriati per comunicare l’architettura?

Comunicare l’architettura ad architetti e non. Il museo Guggenheim di Bilbao (Spagna); un caso studio / Treves, Valentina; Zich, Ursula; Marotta, Anna. - STAMPA. - (2004), pp. 416-421. ((Intervento presentato al convegno eArcom04 Tecnologie per comunicare l’architettura tenutosi a Università Politecnica delle Marche, Hotel La Fonte, Portonovo, Ancona nel 20-22 maggio 2004.

Comunicare l’architettura ad architetti e non. Il museo Guggenheim di Bilbao (Spagna); un caso studio

TREVES, Valentina;ZICH, Ursula;MAROTTA, Anna
2004

Abstract

Comunicare un’entità proteiforme quale l’architettura (parte idea astratta, parte materia, parte modus vivendi), capace di trasformare ogni suo divulgatore in demiurgo - creatore di sistematismi e modelli induttori di nuove esigenze - pone a chi, per vocazione e/o per professione si appresti a tale opera, una serie di interrogativi. Il primo quesito riguarda la genesi dell’esigenza di comunicare un’entità che, di per sé, dovrebbe essere vissuta da ognuno come quotidiana esperienza sensoriale, essere quindi, se non ovvia, palese. Le nuove tecnologie, a volte risolutive, possono ampliare la dimensione del problema, ridefinendolo e dettagliandolo infinitamente come avviene ad esempio nella visualizzazione di fenomeni legati alla dimensione frattale. Tali considerazioni comportano la necessità di articolare il concetto di architettura da comunicare in relazione agli interlocutori e alle finalità del tipo di trasmissione di dati ed elaborazioni. Definire allora il bacino d’utenza di un progetto di comunicazione implica la selezione del linguaggio più adeguato alla sua divulgazione. Analogamente, scegliere di rendere un progetto di comunicazione fruibile per varie tipologie di utenti determina, a sua volta, la scelta dello strumento e del canale di divulgazione. Si evidenzia così un ulteriore problema: se si considera ormai prassi consolidata che a raccogliere e organizzare i dati riguardanti l’architettura debbano essere persone in tale materia esperte (più idonee a definire i parametri di scientificità della disciplina, in generale o specialisticamente), non altrettanto chiaro sembra essere il tipo di professionalità più adatta alla diffusione multimediale della materia stessa. Comunicare l’architettura, soprattutto tramite un medium come quello informatico, sembra richiedere l’approccio metodologico di figure professionali non solo formate specialisticamente, ma aggiornate continuamente sui parametri del mondo della ricerca. Se Marshall McLuhann dice che “il mezzo è il messaggio”, quali sono i media più appropriati per comunicare l’architettura?
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