Gli edifici medievali, che vediamo oggi sono il frutto di una serie di rimaneggiamenti, eseguiti per riportare, nella maggior parte dei casi, gli edifici alla veste considerata originaria. È necessario, pertanto, al fine di fornire una comprensione adeguata del manufatto architettonico, analizzare non solo la fonte diretta, l’edificio nella sua conformazione attuale, ma anche tutte le fonti indirette, la documentazione d’archivio, che, se per la fase medievale, sono nella maggior parte dei casi esigue, abbondano per la fase otto-novecentesca, quella relativa ai restauri. Pertanto si analizzerà il caso studio del Duomo di Lucera, costruito all’inizio del XVI secolo per volere di Carlo II D’Angiò e attribuito al protomagister francese Pierre D’Angicourt. In questo caso la documentazione relativa agli interventi compiuti nel XIX secolo è abbastanza nutrita. I documenti consultati presso l’Archivio Centrale dello Stato permettono di ricostruire la complicata vicenda dei restauri della fabbrica svoltasi sotto la direzione dell’Ing. Buongivannini, nel giro di circa trent’anni, tra il 1876 e 1900. In questo periodo si sono susseguite tre differenti campagne di restauro che hanno in parte modificato e ricostruito in stile numerosi elementi di scultura architettonica ed alcuni elementi strutturali. Gli interventi principali tra i quali possiamo citare il rifacimento e abbassamento del tetto, la demolizione delle cappelle adiacenti ai fianchi laterali, la demolizione delle volte sulle navate laterali e la rimozione delle decorazioni aggiunte nel settecento, restituiscono un edificio in parte differente sia dalla veste trecentesca che da quella di inizio ottocento. L’intervento si propone, attraverso una comparazione dei dati emersi dal rilievo laser scanner, condotto dalla dottoranda nel Settembre 2018, e dalla ricerca d’archivio, di far luce sui reali interventi condotti in fase di restauro. Questo porterà ad una più profonda e oculata conoscenza delle parti di edificio, elementi costruttivi e scultura architettonica, attribuibili alla fase trecentesca e quelle invece frutto di “invenzione in stile” fatta nell’ottocento. Uno studio di questo tipo è essenziale al fine di ricostruire la storia di un edificio medievale, comparalo con edifici coevi e inserirlo in una determinata corrente artistica. Si tratta, di uno studio che è sincronico e diacronico allo stesso tempo e che mira a offrire una immagine completa, utile alle operazioni poi di tutela, restauro e valorizzazione.

Il restauro della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Lucera: un caso di reinvenzione del medioevo / Carannante, Arianna. - STAMPA. - (2020), pp. 199-212.

Il restauro della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Lucera: un caso di reinvenzione del medioevo

Arianna CARANNANTE
2020

Abstract

Gli edifici medievali, che vediamo oggi sono il frutto di una serie di rimaneggiamenti, eseguiti per riportare, nella maggior parte dei casi, gli edifici alla veste considerata originaria. È necessario, pertanto, al fine di fornire una comprensione adeguata del manufatto architettonico, analizzare non solo la fonte diretta, l’edificio nella sua conformazione attuale, ma anche tutte le fonti indirette, la documentazione d’archivio, che, se per la fase medievale, sono nella maggior parte dei casi esigue, abbondano per la fase otto-novecentesca, quella relativa ai restauri. Pertanto si analizzerà il caso studio del Duomo di Lucera, costruito all’inizio del XVI secolo per volere di Carlo II D’Angiò e attribuito al protomagister francese Pierre D’Angicourt. In questo caso la documentazione relativa agli interventi compiuti nel XIX secolo è abbastanza nutrita. I documenti consultati presso l’Archivio Centrale dello Stato permettono di ricostruire la complicata vicenda dei restauri della fabbrica svoltasi sotto la direzione dell’Ing. Buongivannini, nel giro di circa trent’anni, tra il 1876 e 1900. In questo periodo si sono susseguite tre differenti campagne di restauro che hanno in parte modificato e ricostruito in stile numerosi elementi di scultura architettonica ed alcuni elementi strutturali. Gli interventi principali tra i quali possiamo citare il rifacimento e abbassamento del tetto, la demolizione delle cappelle adiacenti ai fianchi laterali, la demolizione delle volte sulle navate laterali e la rimozione delle decorazioni aggiunte nel settecento, restituiscono un edificio in parte differente sia dalla veste trecentesca che da quella di inizio ottocento. L’intervento si propone, attraverso una comparazione dei dati emersi dal rilievo laser scanner, condotto dalla dottoranda nel Settembre 2018, e dalla ricerca d’archivio, di far luce sui reali interventi condotti in fase di restauro. Questo porterà ad una più profonda e oculata conoscenza delle parti di edificio, elementi costruttivi e scultura architettonica, attribuibili alla fase trecentesca e quelle invece frutto di “invenzione in stile” fatta nell’ottocento. Uno studio di questo tipo è essenziale al fine di ricostruire la storia di un edificio medievale, comparalo con edifici coevi e inserirlo in una determinata corrente artistica. Si tratta, di uno studio che è sincronico e diacronico allo stesso tempo e che mira a offrire una immagine completa, utile alle operazioni poi di tutela, restauro e valorizzazione.
9788831339117
Letteratura erudita, fonti e documenti d'archivio. Per una storia di San Giovanni in Venere e del Mezzogiorno adriatico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11583/2892658