L’intervento sulle rovine e i monumenti dell’antichità, finalizzato al recupero e riabilitazione degli stessi, è cosa fisiologica nella storia delle città e delle architetture. È sempre esistito e ha determinato anche, in particolari circostanze, importanti trasformazioni delle preesistenze. Si può, in sostanza, affermare che la storia della trasformazione degli edifici coincide con la storia dell’architettura. Quattro invece sono le connotazioni che la modernità ha messo in campo in modo peculiare: da una parte, il nodo critico della continuità-discontinuità tra antico e nuovo e, come corollario, la necessità di introdurre il concetto di “diversità” - in termini di forma-materiale - dell’intervento nuovo rispetto all'antico nonché la conseguente rinuncia all'unità di stile e classica compiutezza come risultato finale. Dall’altra, l’idea, tutta contemporanea, che l’intervento sull'antico sia unicamente legato a processi di musealizzazione. Ad interventi quindi non finalizzati a reintegrare le funzioni originarie o altre di tipo operativo, ma rivolti al solo obbiettivo del “mostrare” e rendere visitabile il monumento e le sue stratificazioni. Terzo, l’introduzione del concetto di reversibilità, inteso in principio come istanza ideologica finalizzata alla salvaguardia del manufatto “originale” e, successivamente, inteso invece in senso involutivo come vero e proprio terrore dell’errore. Infine, il rapporto critico tra antico e nuovo costituisce uno degli elementi fondamentali nell'interpretazione che le società contemporanee occidentali si danno in chiave di disegno storico identitario. A partire dalla fine del Settecento e, progressivamente in modo sempre più intenso fino ai giorni nostri, tale rapporto, da un piano eminentemente culturale, si sposta su un piano di “politica” culturale. Principale oggetto di questo scritto è l’architettura progettata e realizzata per la valorizzazione e riabilitazione dei siti e dei monumenti archeologici, intesa qui nel suo sviluppo teorico e realizzativo, a partire dai primi anni del XIX secolo fino agli anni Ottanta-Novanta del secolo scorso.

IL DISEGNO DELLA ROVINA. ARCHITETTURA, ARCHEOLOGIA E PROGETTO IDENTITARIO / Caliari, P. F.. - STAMPA. - (2014), pp. 72-126.

IL DISEGNO DELLA ROVINA. ARCHITETTURA, ARCHEOLOGIA E PROGETTO IDENTITARIO

CALIARI P.F.
2014

Abstract

L’intervento sulle rovine e i monumenti dell’antichità, finalizzato al recupero e riabilitazione degli stessi, è cosa fisiologica nella storia delle città e delle architetture. È sempre esistito e ha determinato anche, in particolari circostanze, importanti trasformazioni delle preesistenze. Si può, in sostanza, affermare che la storia della trasformazione degli edifici coincide con la storia dell’architettura. Quattro invece sono le connotazioni che la modernità ha messo in campo in modo peculiare: da una parte, il nodo critico della continuità-discontinuità tra antico e nuovo e, come corollario, la necessità di introdurre il concetto di “diversità” - in termini di forma-materiale - dell’intervento nuovo rispetto all'antico nonché la conseguente rinuncia all'unità di stile e classica compiutezza come risultato finale. Dall’altra, l’idea, tutta contemporanea, che l’intervento sull'antico sia unicamente legato a processi di musealizzazione. Ad interventi quindi non finalizzati a reintegrare le funzioni originarie o altre di tipo operativo, ma rivolti al solo obbiettivo del “mostrare” e rendere visitabile il monumento e le sue stratificazioni. Terzo, l’introduzione del concetto di reversibilità, inteso in principio come istanza ideologica finalizzata alla salvaguardia del manufatto “originale” e, successivamente, inteso invece in senso involutivo come vero e proprio terrore dell’errore. Infine, il rapporto critico tra antico e nuovo costituisce uno degli elementi fondamentali nell'interpretazione che le società contemporanee occidentali si danno in chiave di disegno storico identitario. A partire dalla fine del Settecento e, progressivamente in modo sempre più intenso fino ai giorni nostri, tale rapporto, da un piano eminentemente culturale, si sposta su un piano di “politica” culturale. Principale oggetto di questo scritto è l’architettura progettata e realizzata per la valorizzazione e riabilitazione dei siti e dei monumenti archeologici, intesa qui nel suo sviluppo teorico e realizzativo, a partire dai primi anni del XIX secolo fino agli anni Ottanta-Novanta del secolo scorso.
978-88-98563-06-7
ARCHITETTURA PER L'ARCHEOLOGIA. MUSEOGRAFIA E ALLESTIMENTO
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11583/2853112