Il grande affresco su "La costruzione delle Alpi" (due volumi per un totale di oltre 1100 pagine), iniziato con la pubblicazione nel 2014 del volume "Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914)", vincitore dei premi Mario Rigoni Stern e Acqui Storia e ristampato nel 2020, trova pieno compimento in questo secondo volume dedicato a "Il Novecento e il modernismo alpino (1917-2017)". Un progetto scientifico ed editoriale dai caratteri enciclopedici, che pone al centro la categoria della costruzione fisica dello spazio alpino in rapporto dialettico con la parallela costruzione dei grandi quadri concettuali e culturali. Il libro ha ottenuto diverse recensioni (Casabella, Repubblica, La Stampa, Avvenire, Il Manifesto, Il Giornale, ecc., cfr. https://www.donzelli.it/libro/9788868435264) e presentazioni in convegni. L’opera rappresenta un inedito sguardo sull’universo delle Alpi, indagato nel suo emergere come autonomo soggetto di storia e inteso come l’insieme delle sue componenti materiali e simboliche, delle sue «trasformazioni » e delle sue «rappresentazioni» nel corso di un processo che dal Settecento giunge fino ad oggi. Lo spazio montano è in questo secondo volume analizzato a partire dai due fenomeni che ne hanno occupato la scena durante il Novecento: da un lato, l’esplosione del turismo, con i suoi processi di infrastrutturazione e urbanizzazione, con l’invenzione delle stazioni invernali e dell’architettura moderna alpina, con il consumo sciistico e automobilistico della montagna e la nuova idea di salute e di organizzazione del tempo libero; dall’altro, lo spopolamento, con la dissoluzione dei modi di vivere storici e l’abbandono delle aree vallive, e con il tentativo di determinare nuove funzioni e progettualità. Al centro della scena, nella fase ascendente, l’immagine e le pratiche di quello che l’autore definisce il modernismo alpino, con la creazione di una nuova e inedita civilizzazione d’alta quota, strettamente connessa alle città fordiste della pianura, che appare configurarsi come una declinazione specifica, a partire da un luogo estremo, dei topoi della modernità. Alla fine degli anni settanta del Novecento, il modernismo conoscerà la sua fase discendente, portatrice di una crisi profonda e di una radicale rimodulazione, con l’emergere di nuove sensibilità ambientali e di una diversa idea della montagna, che porrà al centro il tema della sua patrimonializzazione.

La costruzione delle Alpi. Il Novecento e il modernismo alpino (1917-2017) / DE ROSSI, Antonio. - STAMPA. - (2016), pp. 1-658.

La costruzione delle Alpi. Il Novecento e il modernismo alpino (1917-2017)

DE ROSSI, ANTONIO
2016

Abstract

Il grande affresco su "La costruzione delle Alpi" (due volumi per un totale di oltre 1100 pagine), iniziato con la pubblicazione nel 2014 del volume "Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914)", vincitore dei premi Mario Rigoni Stern e Acqui Storia e ristampato nel 2020, trova pieno compimento in questo secondo volume dedicato a "Il Novecento e il modernismo alpino (1917-2017)". Un progetto scientifico ed editoriale dai caratteri enciclopedici, che pone al centro la categoria della costruzione fisica dello spazio alpino in rapporto dialettico con la parallela costruzione dei grandi quadri concettuali e culturali. Il libro ha ottenuto diverse recensioni (Casabella, Repubblica, La Stampa, Avvenire, Il Manifesto, Il Giornale, ecc., cfr. https://www.donzelli.it/libro/9788868435264) e presentazioni in convegni. L’opera rappresenta un inedito sguardo sull’universo delle Alpi, indagato nel suo emergere come autonomo soggetto di storia e inteso come l’insieme delle sue componenti materiali e simboliche, delle sue «trasformazioni » e delle sue «rappresentazioni» nel corso di un processo che dal Settecento giunge fino ad oggi. Lo spazio montano è in questo secondo volume analizzato a partire dai due fenomeni che ne hanno occupato la scena durante il Novecento: da un lato, l’esplosione del turismo, con i suoi processi di infrastrutturazione e urbanizzazione, con l’invenzione delle stazioni invernali e dell’architettura moderna alpina, con il consumo sciistico e automobilistico della montagna e la nuova idea di salute e di organizzazione del tempo libero; dall’altro, lo spopolamento, con la dissoluzione dei modi di vivere storici e l’abbandono delle aree vallive, e con il tentativo di determinare nuove funzioni e progettualità. Al centro della scena, nella fase ascendente, l’immagine e le pratiche di quello che l’autore definisce il modernismo alpino, con la creazione di una nuova e inedita civilizzazione d’alta quota, strettamente connessa alle città fordiste della pianura, che appare configurarsi come una declinazione specifica, a partire da un luogo estremo, dei topoi della modernità. Alla fine degli anni settanta del Novecento, il modernismo conoscerà la sua fase discendente, portatrice di una crisi profonda e di una radicale rimodulazione, con l’emergere di nuove sensibilità ambientali e di una diversa idea della montagna, che porrà al centro il tema della sua patrimonializzazione.
2016
9788868435264
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11583/2660356