Lo scritto propone un ribaltamento del punto di vista che, a partire dallo studio della città, ha tentato di leggere e quindi di progettare l’espansione della città stessa, ma anche la strutturazione del territorio. La ricerca che lo scritto restituisce opera un viaggio di ritorno, dal territorio, dallo studio della sua morfologia e dei suoi caratteri, alla città, e propone di abbandonare la logica spaziale del mosaico, le cui tessere si affiancano le une alle altre mantenendo però una propria autonomia, per pensare all’architettura del territorio come una molteplicità di spazi sovrapposti e interrelati che costituiscono la condizione per la compresenza di molteplici ordini. Una lettura per frammenti della città e del suo disegno, abbandonando l’idea di progettare per parti ritenute omogenee, porta a progettare per temi, per questioni o se si vuole per strati, da intendersi come «piani di consistenza» che, come succede nello scavo archeologico, affiorano solo parzialmente, mescolati ad altri molteplici strati. Nella seconda parte dello scritto l’esperienza dei quartieri milanesi costruiti nel dopoguerra nell’ambito del Piano INA-Casa viene confrontata con le sperimentazioni svolte in una serie di tesi di laurea progettuali sul tema del sistema insediativo legato al territorio del parco del Po piemontese. L’obiettivo è definire una strategia di progetto fondata su uno spazio, quello dei quartieri, che, costruito per frammenti, rappresenta un caso particolarmente interessante per i rapporti tra costruzione delle comunità e architettura. Nel progetto di quartieri quali l’Harrar, il Feltre, il Comasina, il Vialba, il Cesate il problema non è l’inserimento in un organismo urbano compiuto, al quale accostarsi in qualità di ulteriore «parte», ma piuttosto quello di affermare come alternativa alla città compatta un nuovo immaginario territoriale fatto di frammenti: l’architettura dei quartieri produce ogni volta uno spazio «altro» nel quale tornano le figure e le forme geografiche che oggi sembrano negate dalla costruzione della città contemporanea. Questo immaginario viene prodotto attraverso l’impiego di una dimensione cartografica e planare dell’architettura che è utile indagare con l’obiettivo di risolvere il problema del rapporto tra i quartieri e quei caratteri identitari e comunitari del luogo che l’architettura può contribuire a produrre e che costituiscono oggi uno dei temi più drammaticamente aperti nel progetto della città.

Città d'acqua, fiumi di pietra: progetti insediativi per il parco fluviale del Po tratto torinese / Occelli, Chiara Lucia Maria; Palma, Riccardo. - STAMPA. - (2010), pp. 144-147.

Città d'acqua, fiumi di pietra: progetti insediativi per il parco fluviale del Po tratto torinese

OCCELLI, Chiara Lucia Maria;PALMA, Riccardo
2010

Abstract

Lo scritto propone un ribaltamento del punto di vista che, a partire dallo studio della città, ha tentato di leggere e quindi di progettare l’espansione della città stessa, ma anche la strutturazione del territorio. La ricerca che lo scritto restituisce opera un viaggio di ritorno, dal territorio, dallo studio della sua morfologia e dei suoi caratteri, alla città, e propone di abbandonare la logica spaziale del mosaico, le cui tessere si affiancano le une alle altre mantenendo però una propria autonomia, per pensare all’architettura del territorio come una molteplicità di spazi sovrapposti e interrelati che costituiscono la condizione per la compresenza di molteplici ordini. Una lettura per frammenti della città e del suo disegno, abbandonando l’idea di progettare per parti ritenute omogenee, porta a progettare per temi, per questioni o se si vuole per strati, da intendersi come «piani di consistenza» che, come succede nello scavo archeologico, affiorano solo parzialmente, mescolati ad altri molteplici strati. Nella seconda parte dello scritto l’esperienza dei quartieri milanesi costruiti nel dopoguerra nell’ambito del Piano INA-Casa viene confrontata con le sperimentazioni svolte in una serie di tesi di laurea progettuali sul tema del sistema insediativo legato al territorio del parco del Po piemontese. L’obiettivo è definire una strategia di progetto fondata su uno spazio, quello dei quartieri, che, costruito per frammenti, rappresenta un caso particolarmente interessante per i rapporti tra costruzione delle comunità e architettura. Nel progetto di quartieri quali l’Harrar, il Feltre, il Comasina, il Vialba, il Cesate il problema non è l’inserimento in un organismo urbano compiuto, al quale accostarsi in qualità di ulteriore «parte», ma piuttosto quello di affermare come alternativa alla città compatta un nuovo immaginario territoriale fatto di frammenti: l’architettura dei quartieri produce ogni volta uno spazio «altro» nel quale tornano le figure e le forme geografiche che oggi sembrano negate dalla costruzione della città contemporanea. Questo immaginario viene prodotto attraverso l’impiego di una dimensione cartografica e planare dell’architettura che è utile indagare con l’obiettivo di risolvere il problema del rapporto tra i quartieri e quei caratteri identitari e comunitari del luogo che l’architettura può contribuire a produrre e che costituiscono oggi uno dei temi più drammaticamente aperti nel progetto della città.
9788889739143
Community-Architecture. 57 contributions from international research
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