"Le costruzioni hanno una loro vita e questo dipende dalla sanità e robustezza costituzionale dei componenti e io aggiungerei come diceva Palladio che la forma è più importante della materia nel senso che la forma trae la sua bellezza dalla statica e dalla concezione costruttiva." Aldo Rossi Il tempo di vita del cemento armato può essere valutato sotto molteplici aspetti, chimico, tecnologico, tecnico, ma non è di questo che qui si intende trattare, poiché ogni volta che ci si occupa di restauro, inevitabilmente è dell'architettura che ci si deve occupare, del senso complesso di questa disciplina: le ragioni del restauro risiedono, quindi, nelle ragioni dell'architettura, indipendentemente dal materiale, dalla tecnologia o dalla tecnica che essa impiega. Prendendo avvio da questa considerazione, lo scritto tenta di affrontare il doppio percorso che l'uso del cemento armato consente ai costruttori della fine dell'Ottocento e dell'inizio del secolo scorso a partire dal significato che E. E. Viollet-le-Duc dà di architettura, come capacità di costruire o rendere costruibile la risposta a un bisogno dell'uomo, legando inestricabilmente l'architettura alla costruzione. Da un lato il primo percorso apre la possibilità di realizzare quel desiderio di un'architettura-struttura unitaria discendente diretta, nei principi, dall'architettura romana e gotica, che Viollet-le-Duc aveva tentato di inverare con l'uso non sufficiente del ferro e che vedrà in A. de Baudot il suo più accorto interprete e dall'altro il secondo percorso, più aderente allo spirito classico-trilitico, che a partire dal metodo sviluppato da Hennebique e dai suoi successori renderà facilmente calcolabile e cantierabile l'ossatura di una qualsiasi costruzione. La differenza tra questi due possibili percorsi, le difficoltà del primo, il suo repentino abbandono, la sua "rinascita" colta nelle esperienze di P.L. Nervi e il successo del secondo, evidenziano non soltanto la vittoria della corrente "classico-greca" su quella "romano-gotica", ma soprattutto il distacco che proprio in quello stesso periodo storico si attua tra architetti e ingegneri, gli uni preoccupati di questioni estetico-formali avulse dagli aspetti costruttivi e gli altri completamente immersi in uno spirito che rende possibile solo ciò che è matematicamente calcolabile e controllabile nonché facilmente realizzabile. Questa differenza, che diventa a poco a poco incapacità di dialogo, è inutilmente sottolineata già dall’opera dello stesso de Baudot, come da quelle di Betta o di Pica, di Nervi così come di Rossi e di Gabetti, tra i molti. Se è vero che il restauro è dell'architettura che si deve occupare, allora è importante comprendere non solamente lo stato dei difetti, ma soprattutto la modalità compositiva attuata nel progetto della fabbrica che intendiamo conservare, l'idea di architettura che sottende, il rapporto tra il suo essere, la struttura, i materiali, le tecnologie, perché l'identità molteplice delle costruzioni risiede proprio in questi rapporti e è da qui che si aprono le molteplici possibilità di leggere la fabbrica per progettarne la sua durata.

Architettura e cemento armato. Desiderio e realtà da E. E. Viollet-le-Duc a P. L. Nervi / Occelli, Chiara Lucia Maria. - STAMPA. - (2008), pp. 428-436.

Architettura e cemento armato. Desiderio e realtà da E. E. Viollet-le-Duc a P. L. Nervi

OCCELLI, Chiara Lucia Maria
2008

Abstract

"Le costruzioni hanno una loro vita e questo dipende dalla sanità e robustezza costituzionale dei componenti e io aggiungerei come diceva Palladio che la forma è più importante della materia nel senso che la forma trae la sua bellezza dalla statica e dalla concezione costruttiva." Aldo Rossi Il tempo di vita del cemento armato può essere valutato sotto molteplici aspetti, chimico, tecnologico, tecnico, ma non è di questo che qui si intende trattare, poiché ogni volta che ci si occupa di restauro, inevitabilmente è dell'architettura che ci si deve occupare, del senso complesso di questa disciplina: le ragioni del restauro risiedono, quindi, nelle ragioni dell'architettura, indipendentemente dal materiale, dalla tecnologia o dalla tecnica che essa impiega. Prendendo avvio da questa considerazione, lo scritto tenta di affrontare il doppio percorso che l'uso del cemento armato consente ai costruttori della fine dell'Ottocento e dell'inizio del secolo scorso a partire dal significato che E. E. Viollet-le-Duc dà di architettura, come capacità di costruire o rendere costruibile la risposta a un bisogno dell'uomo, legando inestricabilmente l'architettura alla costruzione. Da un lato il primo percorso apre la possibilità di realizzare quel desiderio di un'architettura-struttura unitaria discendente diretta, nei principi, dall'architettura romana e gotica, che Viollet-le-Duc aveva tentato di inverare con l'uso non sufficiente del ferro e che vedrà in A. de Baudot il suo più accorto interprete e dall'altro il secondo percorso, più aderente allo spirito classico-trilitico, che a partire dal metodo sviluppato da Hennebique e dai suoi successori renderà facilmente calcolabile e cantierabile l'ossatura di una qualsiasi costruzione. La differenza tra questi due possibili percorsi, le difficoltà del primo, il suo repentino abbandono, la sua "rinascita" colta nelle esperienze di P.L. Nervi e il successo del secondo, evidenziano non soltanto la vittoria della corrente "classico-greca" su quella "romano-gotica", ma soprattutto il distacco che proprio in quello stesso periodo storico si attua tra architetti e ingegneri, gli uni preoccupati di questioni estetico-formali avulse dagli aspetti costruttivi e gli altri completamente immersi in uno spirito che rende possibile solo ciò che è matematicamente calcolabile e controllabile nonché facilmente realizzabile. Questa differenza, che diventa a poco a poco incapacità di dialogo, è inutilmente sottolineata già dall’opera dello stesso de Baudot, come da quelle di Betta o di Pica, di Nervi così come di Rossi e di Gabetti, tra i molti. Se è vero che il restauro è dell'architettura che si deve occupare, allora è importante comprendere non solamente lo stato dei difetti, ma soprattutto la modalità compositiva attuata nel progetto della fabbrica che intendiamo conservare, l'idea di architettura che sottende, il rapporto tra il suo essere, la struttura, i materiali, le tecnologie, perché l'identità molteplice delle costruzioni risiede proprio in questi rapporti e è da qui che si aprono le molteplici possibilità di leggere la fabbrica per progettarne la sua durata.
9788846498861
Architetture in cemento armato. Orientamenti per la conservazione
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