Il paesaggio piemontese del secondo dopoguerra costituisce un osservatorio privilegiato per comprendere le profonde trasformazioni che hanno interessato il rapporto tra architettura, territorio e memoria. A partire dall'analisi del costruito diffuso delle Terre Alte e delle architetture prive di autorialità riconosciuta, il contributo individua nella continuità tra insediamento, materiali e ambiente il fondamento dell'identità del paesaggio storico. La stagione della ricostruzione e del boom economico introduce invece una radicale discontinuità: l'industrializzazione edilizia, l'impiego generalizzato del cemento armato e la progressiva subordinazione del progetto alle logiche produttive determinano una frattura tra architettura e territorio, compromettendo la qualità del paesaggio costruito. Attraverso il confronto tra architetture d'autore e costruito ordinario, il testo sostiene che il valore del paesaggio non risieda esclusivamente nelle opere eccellenti, ma nella trama diffusa delle relazioni che legano progetto, memoria e contesto. In questa prospettiva vengono affrontati i temi della fragilità del patrimonio architettonico del secondo Novecento e delle difficoltà di riconoscimento e tutela delle sue opere più significative. La tutela è infine interpretata non come mera conservazione, ma come pratica critica capace di ricostruire una continuità tra memoria e trasformazione, riconoscendo nel progetto uno strumento essenziale per la salvaguardia dell'identità del paesaggio contemporaneo.
Il paesaggio interrotto: memoria e trasformazioni nel Piemonte del secondo dopoguerra / Mellano, P. (ARCHITETTI ITALIANI DEL NOVECENTO). - In: Architettura del Secondo Novecento in Piemonte. Una selezione necessaria. Anni Cinquanta-Sessanta / Canella, G.; Villata, M.. - STAMPA. - MILANO : FRANCO ANGELI, 2026. - ISBN 9788835185680. - pp. 69-73
Il paesaggio interrotto: memoria e trasformazioni nel Piemonte del secondo dopoguerra
Mellano, Paolo
2026
Abstract
Il paesaggio piemontese del secondo dopoguerra costituisce un osservatorio privilegiato per comprendere le profonde trasformazioni che hanno interessato il rapporto tra architettura, territorio e memoria. A partire dall'analisi del costruito diffuso delle Terre Alte e delle architetture prive di autorialità riconosciuta, il contributo individua nella continuità tra insediamento, materiali e ambiente il fondamento dell'identità del paesaggio storico. La stagione della ricostruzione e del boom economico introduce invece una radicale discontinuità: l'industrializzazione edilizia, l'impiego generalizzato del cemento armato e la progressiva subordinazione del progetto alle logiche produttive determinano una frattura tra architettura e territorio, compromettendo la qualità del paesaggio costruito. Attraverso il confronto tra architetture d'autore e costruito ordinario, il testo sostiene che il valore del paesaggio non risieda esclusivamente nelle opere eccellenti, ma nella trama diffusa delle relazioni che legano progetto, memoria e contesto. In questa prospettiva vengono affrontati i temi della fragilità del patrimonio architettonico del secondo Novecento e delle difficoltà di riconoscimento e tutela delle sue opere più significative. La tutela è infine interpretata non come mera conservazione, ma come pratica critica capace di ricostruire una continuità tra memoria e trasformazione, riconoscendo nel progetto uno strumento essenziale per la salvaguardia dell'identità del paesaggio contemporaneo.| File | Dimensione | Formato | |
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