Ivrea, centro di fondazione romana, è una civitas episcopale che esercita un ruolo chiave nelle relazioni tra la regione subalpina e l’impero. I luoghi del potere si concentrano sull’altura che sovrasta l’abitato di matrice romana, al di sopra della cavea del teatro, in un’area ipoteticamente interessata da templi ed edifici pubblici di età imperiale. Se la fabbrica della cattedrale paleocristiana e romanica ha suscitato approfonditi interessi e indagini (in particolare per la fase warmondiana), meno indagato è il resto del complesso episcopale, affacciato verso sud, a picco sulla parte piana della città. Il contributo propone una lettura delle vicende architettoniche di questi spazi, mettendole in relazione con lo sviluppo istituzionale della civitas nei secoli XII-XIV, caratterizzato da un peculiare rapporto tra il potere vescovile e comunale (vescovo e comune esercitarono durante il Duecento una cogestione sui diritti di tradizione pubblica) e dall’autonomia intermittente del centro e del suo piccolo districtus di fronte ai poteri principeschi: i Biandrate a inizio Duecento, Monferrato e Angiò nella seconda metà del secolo, poi, dal 1313, i Savoia. Le connessioni e le sovrapposizioni fra questi tre livelli di esercizio del potere si riflettono sull’organizzazione spaziale dell’acropoli nel basso medioevo. All’interno delle strutture del palazzo episcopale si sviluppano spazi pertinenti le attività del comune, che si rende riconoscibile con una propria sede (prima domus, poi palacium), in stretta adiacenza alla torre vescovile (a est) e alle abitazioni delle famiglie legate alla cerchia episcopale (a ovest). Su tale area di concentrazione di poteri non a caso interviene prepotentemente l’autorità sabauda, sotto cui è posta la città dal 1313, e che dal 1357 intraprende la costruzione del monumentale castello a presidio e controllo della città. L’intreccio di poteri vescovili, civici e sabaudi sull’acropoli eporediese sarà ricostruito alla luce della disamina di fonti documentarie sinora non considerate e di una prima mappatura critica delle evidenze materiali.
Spazi civici a Ivrea, da città episcopale a castellania sabauda / Longhi, Andrea - In: Il Palazzo Comunale nelle città dell'Italia medievale (XII-inizi XIV sec.). Uomini, istituzioni, pietre (atto secondo) / a cura di Arturo Calzona. - STAMPA. - Mantova : Fondazione Centro Studi Leon Battista Alberti, 2025. - ISBN 9791256540556. - pp. 71-96
Spazi civici a Ivrea, da città episcopale a castellania sabauda
andrea longhi
2025
Abstract
Ivrea, centro di fondazione romana, è una civitas episcopale che esercita un ruolo chiave nelle relazioni tra la regione subalpina e l’impero. I luoghi del potere si concentrano sull’altura che sovrasta l’abitato di matrice romana, al di sopra della cavea del teatro, in un’area ipoteticamente interessata da templi ed edifici pubblici di età imperiale. Se la fabbrica della cattedrale paleocristiana e romanica ha suscitato approfonditi interessi e indagini (in particolare per la fase warmondiana), meno indagato è il resto del complesso episcopale, affacciato verso sud, a picco sulla parte piana della città. Il contributo propone una lettura delle vicende architettoniche di questi spazi, mettendole in relazione con lo sviluppo istituzionale della civitas nei secoli XII-XIV, caratterizzato da un peculiare rapporto tra il potere vescovile e comunale (vescovo e comune esercitarono durante il Duecento una cogestione sui diritti di tradizione pubblica) e dall’autonomia intermittente del centro e del suo piccolo districtus di fronte ai poteri principeschi: i Biandrate a inizio Duecento, Monferrato e Angiò nella seconda metà del secolo, poi, dal 1313, i Savoia. Le connessioni e le sovrapposizioni fra questi tre livelli di esercizio del potere si riflettono sull’organizzazione spaziale dell’acropoli nel basso medioevo. All’interno delle strutture del palazzo episcopale si sviluppano spazi pertinenti le attività del comune, che si rende riconoscibile con una propria sede (prima domus, poi palacium), in stretta adiacenza alla torre vescovile (a est) e alle abitazioni delle famiglie legate alla cerchia episcopale (a ovest). Su tale area di concentrazione di poteri non a caso interviene prepotentemente l’autorità sabauda, sotto cui è posta la città dal 1313, e che dal 1357 intraprende la costruzione del monumentale castello a presidio e controllo della città. L’intreccio di poteri vescovili, civici e sabaudi sull’acropoli eporediese sarà ricostruito alla luce della disamina di fonti documentarie sinora non considerate e di una prima mappatura critica delle evidenze materiali.Pubblicazioni consigliate
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https://hdl.handle.net/11583/3010479
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