Non è solo l’urbanistica a trovarsi di fronte alle sfide contemporanee. La necessità di un ampio rinnovamento delle posture disciplinari per far fronte alle transizioni ecologica e digitale era stata ampiamente testimoniata dall’azione della Commissione europea che nel 2002 avviava una riflessione sulle nuove competenze per veicolare e realizzare la sostenibilità: evidenziava la complessità come valore e come sfida, metteva in discussione la frammentazione settoriale, l’azione a breve termine, la ricerca della semplificazione come fine dell’azione, promuovendo il pensiero sistemico e l’apprendimento trasformativo. Ne sono discese anche esperienze di formazione post laurea per la costruzione di competenze trasversali e interdisciplinari. Se è pur vero che la domanda proveniente dalla società, dall’economia e dalle istituzioni è di nuove competenze trasversali, si ritiene che queste non escludano ma bensì debbano arricchire e integrare dialetticamente il tradizionale bagaglio disciplinare dell’urbanista e soprattutto la sua natura di mestiere finalizzato al perseguimento dell’interesse pubblico e collettivo. Dunque il rapporto tra l’urbanistica, come sapere caratterizzato dalla tensione tra conoscenza e azione, e le altre competenze (es. nei campi dell’adattamento alla crisi climatica, della tutela e valorizzazione dei servizi ecosistemici, della pianificazione e progettazione delle infrastrutture verdi, della mobilità sostenibile, del metabolismo urbano e dell’economia circolare) non può che avvenire nel campo dell’esercizio delle pratiche di pianificazione e progettazione alle diverse scale del governo del territorio, attraverso l’attivazione di categorie concettuali che supportino l’integrazione di altri saperi. Sembra opportuno allora ipotizzare una interazione più stabile e strutturata tra formazione ed apprendimento di un sapere radicato nelle pratiche di gestione, amministrazione e governo del territorio, attraverso una didattica laboratoriale aperta e sinergica con la società, gli enti pubblici, le agenzie, le associazioni: living lab, accordi di collaborazione, atelier di co-produzione, financo uffici di pianificazione potrebbero costituire un ecosistema della formazione con una chiara connotazione laboratoriale, nel quale interdisciplinarità, sperimentazione sul campo e arricchimento reciproco siano le cifre e le sfide principali.

Ri-centrare un mestiere pubblico attraverso una pratica interdisciplinare / Calace, Francesca; Giaimo, Carolina - In: Integrazioni, specializzazione, cooperazioni / F. D'Angelo, G. De Luca, C. Zoppi. - ELETTRONICO. - Napoli : FedOA, 2025. - ISBN 978-88-6887-402-5. - pp. 74-80 [10.6093/978-88-6887-402-5]

Ri-centrare un mestiere pubblico attraverso una pratica interdisciplinare

Giaimo,Carolina
2025

Abstract

Non è solo l’urbanistica a trovarsi di fronte alle sfide contemporanee. La necessità di un ampio rinnovamento delle posture disciplinari per far fronte alle transizioni ecologica e digitale era stata ampiamente testimoniata dall’azione della Commissione europea che nel 2002 avviava una riflessione sulle nuove competenze per veicolare e realizzare la sostenibilità: evidenziava la complessità come valore e come sfida, metteva in discussione la frammentazione settoriale, l’azione a breve termine, la ricerca della semplificazione come fine dell’azione, promuovendo il pensiero sistemico e l’apprendimento trasformativo. Ne sono discese anche esperienze di formazione post laurea per la costruzione di competenze trasversali e interdisciplinari. Se è pur vero che la domanda proveniente dalla società, dall’economia e dalle istituzioni è di nuove competenze trasversali, si ritiene che queste non escludano ma bensì debbano arricchire e integrare dialetticamente il tradizionale bagaglio disciplinare dell’urbanista e soprattutto la sua natura di mestiere finalizzato al perseguimento dell’interesse pubblico e collettivo. Dunque il rapporto tra l’urbanistica, come sapere caratterizzato dalla tensione tra conoscenza e azione, e le altre competenze (es. nei campi dell’adattamento alla crisi climatica, della tutela e valorizzazione dei servizi ecosistemici, della pianificazione e progettazione delle infrastrutture verdi, della mobilità sostenibile, del metabolismo urbano e dell’economia circolare) non può che avvenire nel campo dell’esercizio delle pratiche di pianificazione e progettazione alle diverse scale del governo del territorio, attraverso l’attivazione di categorie concettuali che supportino l’integrazione di altri saperi. Sembra opportuno allora ipotizzare una interazione più stabile e strutturata tra formazione ed apprendimento di un sapere radicato nelle pratiche di gestione, amministrazione e governo del territorio, attraverso una didattica laboratoriale aperta e sinergica con la società, gli enti pubblici, le agenzie, le associazioni: living lab, accordi di collaborazione, atelier di co-produzione, financo uffici di pianificazione potrebbero costituire un ecosistema della formazione con una chiara connotazione laboratoriale, nel quale interdisciplinarità, sperimentazione sul campo e arricchimento reciproco siano le cifre e le sfide principali.
2025
978-88-6887-402-5
Integrazioni, specializzazione, cooperazioni
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Descrizione: Giaimo-Calace 2025
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11583/3009346