Il saggio indaga la specificità dell’insegnamento del progetto urbano nel contesto di una scuola politecnica internazionale, interrogando il passaggio formativo che conduce gli studenti dall’architettura intesa come oggetto alla sua comprensione come luogo. A partire dall’esperienza del Design Studio “Adaptive Cities” al Politecnico di Torino, il laboratorio è assunto come strumento di ragionamento critico sull’esistente e le sue trasformazioni: uno spazio in cui il progetto opera come dispositivo conoscitivo capace di leggere, interpretare e riformulare città e territori nella loro dimensione storica, materiale e politica. La prima parte esplicita l’impianto metodologico dello Studio, concepito come “interfaccia” tra discipline (Architectural and Urban Design, Urban Planning, Probability and Statistics), tra scale e tra temporalità. Il progetto urbano è inteso come costruzione di scenari che integrano analisi qualitative e quantitative, visioni strategiche e strumenti operativi per città attraversate da transizioni ambientali, sociali ed economiche. Centrale è la messa alla prova degli studenti nel loro primo confronto sistematico con l’esistente: la città è intesa come stratificazione di permanenze e trasformazioni, come intreccio di regole, conflitti e aspettative, e come campo entro cui il progetto assume una responsabilità interpretativa. Il laboratorio diventa così il luogo in cui si problematizza il rapporto tra progetto e storia, tra trasformazione e durata. La seconda parte, attraverso le considerazioni di Richard Plunz, amplia il quadro critico mettendo in tensione alcune polarità costitutive della disciplina: oggetto e luogo, pubblico e privato, scienze “hard” e “soft”, formale e informale, globale e locale. Il contributo introduce una riflessione sulle condizioni contemporanee della didattica del progetto urbano, sollecitando un rafforzamento teorico e metodologico capace di misurarsi con le trasformazioni tecnologiche, ecologiche e geopolitiche in atto. La terza parte, nel dialogo con il progettista Marco Amosso, fondatore di Lombardini22, verifica le questioni emerse nel laboratorio alla luce della pratica professionale. La dimensione urbana del progetto architettonico, la centralità degli strumenti di rappresentazione – analogici e digitali –, la capacità adattiva degli edifici nel tempo e il ruolo del progettista nella filiera economica e decisionale della produzione dello spazio delineano un campo di confronto tra sperimentazione accademica e processi reali di attuazione. Nel loro insieme, i tre capitoli configurano la pedagogia del progetto urbano come campo di discussione e di tensione. Il corso intende costruire le condizioni per esercitare un pensiero critico capace di mettere in relazione i diversi piani – spaziali, storici, regolativi, socio-economici e politici – che concorrono alla trasformazione della città.
Da oggetti a luoghi / Barioglio, Caterina; Plunz, Richard; Amosso, Marco - In: Allenarsi alla contingenza. L'insegnamento del progetto al Politecnico di Torino / Campobenedetto D., Calderoni A.. - Sesto San Giovanni (MI) : Mimesis Edizioni, 2025. - ISBN 9791222324869. - pp. 64-79
Da oggetti a luoghi
Barioglio Caterina;
2025
Abstract
Il saggio indaga la specificità dell’insegnamento del progetto urbano nel contesto di una scuola politecnica internazionale, interrogando il passaggio formativo che conduce gli studenti dall’architettura intesa come oggetto alla sua comprensione come luogo. A partire dall’esperienza del Design Studio “Adaptive Cities” al Politecnico di Torino, il laboratorio è assunto come strumento di ragionamento critico sull’esistente e le sue trasformazioni: uno spazio in cui il progetto opera come dispositivo conoscitivo capace di leggere, interpretare e riformulare città e territori nella loro dimensione storica, materiale e politica. La prima parte esplicita l’impianto metodologico dello Studio, concepito come “interfaccia” tra discipline (Architectural and Urban Design, Urban Planning, Probability and Statistics), tra scale e tra temporalità. Il progetto urbano è inteso come costruzione di scenari che integrano analisi qualitative e quantitative, visioni strategiche e strumenti operativi per città attraversate da transizioni ambientali, sociali ed economiche. Centrale è la messa alla prova degli studenti nel loro primo confronto sistematico con l’esistente: la città è intesa come stratificazione di permanenze e trasformazioni, come intreccio di regole, conflitti e aspettative, e come campo entro cui il progetto assume una responsabilità interpretativa. Il laboratorio diventa così il luogo in cui si problematizza il rapporto tra progetto e storia, tra trasformazione e durata. La seconda parte, attraverso le considerazioni di Richard Plunz, amplia il quadro critico mettendo in tensione alcune polarità costitutive della disciplina: oggetto e luogo, pubblico e privato, scienze “hard” e “soft”, formale e informale, globale e locale. Il contributo introduce una riflessione sulle condizioni contemporanee della didattica del progetto urbano, sollecitando un rafforzamento teorico e metodologico capace di misurarsi con le trasformazioni tecnologiche, ecologiche e geopolitiche in atto. La terza parte, nel dialogo con il progettista Marco Amosso, fondatore di Lombardini22, verifica le questioni emerse nel laboratorio alla luce della pratica professionale. La dimensione urbana del progetto architettonico, la centralità degli strumenti di rappresentazione – analogici e digitali –, la capacità adattiva degli edifici nel tempo e il ruolo del progettista nella filiera economica e decisionale della produzione dello spazio delineano un campo di confronto tra sperimentazione accademica e processi reali di attuazione. Nel loro insieme, i tre capitoli configurano la pedagogia del progetto urbano come campo di discussione e di tensione. Il corso intende costruire le condizioni per esercitare un pensiero critico capace di mettere in relazione i diversi piani – spaziali, storici, regolativi, socio-economici e politici – che concorrono alla trasformazione della città.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/11583/3007998
