Il testo ripercorre la formazione culturale centroeuropea di Bernard Rudofsky (1905-1988) e il suo rapporto con il “Mediterraneo”, inteso sia in senso di tradizione europea di viaggio e ispirazione dalle culture anche antiche, sia in senso di sua personale ricerca riguardo all’architettura e ai modi di vita contadini e popolari. Il percorso intellettuale descritto fa riferimento tanto agli autori (architettonici e altri) che stavano sviluppando un “altro moderno” (Salvisberg, Holzmeister), quanto alle teorie e alle pratiche germaniche di “riforma della vita” (Lebensreform). La concretezza di tali riferimenti (la casa “senza architetto”, il radicale ripensamento delle pratiche quotidiane) consentirono a Rudofsky lo sviluppo di una produzione estremamente variegata (mostre, libri, progetti di architettura e di abbigliamento, ecc.) e ciò nondimeno incredibilmente coerente, distinguendosi dall’itinerario dei suoi contemporanei. Anche nel linguaggio architettonico il riferimento ai principi essenziali consentí a Rudofsky di sublimare esiti di grande qualità sensoriale e spirituale. I principi teorici vengono poi confrontati con l’analisi di alcuni dei principali progetti rudofskiani in Italia e in Brasile, costruiti e no. Il testo si conclude confrontando criticamente il pensiero di Rudofsky con posizioni all’interno del modernismo in architettura, anche alla luce del significato che ebbe, a suo tempo, il successo della sua mostra Architecture without Architects, e vi ritrova matrici etiche, antropologiche ed ecologiche di radicale rinnovamento, di miglioramento della qualità quotidiana dell’esistenza, e di allargamento degli orizzonti culturali.

Bernard Rudofsky and the Sublimation of the Vernacular / Bocco, Andrea. - (2010), pp. 275-293.

Bernard Rudofsky and the Sublimation of the Vernacular

BOCCO, Andrea
2010

Abstract

Il testo ripercorre la formazione culturale centroeuropea di Bernard Rudofsky (1905-1988) e il suo rapporto con il “Mediterraneo”, inteso sia in senso di tradizione europea di viaggio e ispirazione dalle culture anche antiche, sia in senso di sua personale ricerca riguardo all’architettura e ai modi di vita contadini e popolari. Il percorso intellettuale descritto fa riferimento tanto agli autori (architettonici e altri) che stavano sviluppando un “altro moderno” (Salvisberg, Holzmeister), quanto alle teorie e alle pratiche germaniche di “riforma della vita” (Lebensreform). La concretezza di tali riferimenti (la casa “senza architetto”, il radicale ripensamento delle pratiche quotidiane) consentirono a Rudofsky lo sviluppo di una produzione estremamente variegata (mostre, libri, progetti di architettura e di abbigliamento, ecc.) e ciò nondimeno incredibilmente coerente, distinguendosi dall’itinerario dei suoi contemporanei. Anche nel linguaggio architettonico il riferimento ai principi essenziali consentí a Rudofsky di sublimare esiti di grande qualità sensoriale e spirituale. I principi teorici vengono poi confrontati con l’analisi di alcuni dei principali progetti rudofskiani in Italia e in Brasile, costruiti e no. Il testo si conclude confrontando criticamente il pensiero di Rudofsky con posizioni all’interno del modernismo in architettura, anche alla luce del significato che ebbe, a suo tempo, il successo della sua mostra Architecture without Architects, e vi ritrova matrici etiche, antropologiche ed ecologiche di radicale rinnovamento, di miglioramento della qualità quotidiana dell’esistenza, e di allargamento degli orizzonti culturali.
9780415776332
Modern architecture and the Mediterranean : vernacular dialogues and contested identities
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