<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><?xml-stylesheet type="text/xsl" href="static/CINECAstyle.xsl"?><OAI-PMH xmlns="http://www.openarchives.org/OAI/2.0/" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.openarchives.org/OAI/2.0/ http://www.openarchives.org/OAI/2.0/OAI-PMH.xsd"><responseDate>2026-09-25T12:54:15Z</responseDate><request verb="GetRecord" identifier="oai:iris.polito.it:11583/2993715" metadataPrefix="oai_dc">https://iris.polito.it/oai/request</request><GetRecord><record><header><identifier>oai:iris.polito.it:11583/2993715</identifier><datestamp>2024-11-25T13:46:52Z</datestamp><setSpec>com_11583_2614433</setSpec><setSpec>com_11583_2614425</setSpec><setSpec>col_11583_2614424</setSpec></header><metadata><oai_dc:dc xmlns:oai_dc="http://www.openarchives.org/OAI/2.0/oai_dc/" xmlns:doc="http://www.lyncode.com/xoai" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xsi:schemaLocation="http://www.openarchives.org/OAI/2.0/oai_dc/ http://www.openarchives.org/OAI/2.0/oai_dc.xsd">
<dc:title>La «famosa Scala grande a Lumaca, detta di Bramante»</dc:title>
<dc:creator>Marco Di Salvo</dc:creator>
<dc:contributor>DI SALVO, Marco</dc:contributor>
<dc:subject>Renaissance architecture</dc:subject>
<dc:subject> Helical staircase</dc:subject>
<dc:subject> Donato Bramante</dc:subject>
<dc:subject> Rome</dc:subject>
<dc:subject> Vatican Belvedere</dc:subject>
<dc:subject> Cortile del Belvedere</dc:subject>
<dc:description>«Bramante non [fece] né la più bella né la più artificiosa architettura di questa». Così si conclude la concisa descrizione serliana della «scala a lumaca» del palatium innocenziano-roveresco in Vaticano.&#xd;
La lumaca ‘scava’ una nuda torre a pianta quadrangolare innestata sul fianco orientale della c.d. “villa” papale. La facies esterna denuncia l’incompletezza della scala e si rileva nella tessitura muraria in laterizio – a sud come a est – alternata al tufo – a nord – con aperture occasionalmente provviste di cornici lapidee. Qui, le astratte geometrie dell’involucro, privo d’intonaco e spoglio di qualsiasi decorazione, tradiscono la raffinata articolazione interna «condotta con somma grazia &amp; artifizio certo eccellente», come commentò il Vasari.&#xd;
Un «primo trattato del Cinquecento, non scritto ma edificato» – secondo Thoenes – dove l’«inventione» bramantesca si manifesta con una corona di trentasei colonne litiche sovrapposte, ripartite in quattro genera, a perimetrare il luminoso pozzo di luce. &#xd;
Viceversa, un’alterna fortuna storiografica accompagna la lumaca. Già nelle Vite della stampa giuntina (1568) – meno inclini al Bramante della versione torrentiniana (1550) – Vasari respinge l’originalità della scala: l’aretino ridimensiona l’opera per accogliere un preteso primato toscano, benché non fiorentino. Così Bramante avrebbe «cavato» la sua «inventione» dal trecentesco campanile di S. Nicola a Pisa. Ma, nel 1570, irrompono le «lumache» dei «Portici di Pompeio», presunti archetipi della lumaca: infatti, attingendo indirettamente – e acriticamente – da Peruzzi e Serlio, Palladio deriva l’«inventione» dallo pseudo-prototipo romano. &#xd;
Al dilagare della diatriba sull’«inventione» nei trattati, si affianca l’imposizione della lumaca quale topos architettonico, copiato e/o rielaborato e diffuso. Ma, sebbene la lumaca denoti – per Bruschi – la «completa sconfitta dei principi e delle regole», la riesamina critica del corpus architettonico bramantesco evidenzia il consiste lascito dell’opera. &#xd;
Ora, in un mutato contesto storiografico – contrassegnato da una progressiva revisione dell’intera opera bramantesca, estesa agli anni formativi nell’ambiente culturale lombardo tardo quattrocentesco – si impone un’attenta disamina storico-critica della lumaca. Così, integrando l'esame delle fonti documentarie – archivistiche e bibliografiche – con una minuziosa indagine sul monumento – ricorrendo a un rilievo ad hoc – e una riflessione sul contesto socio-culturale e architettonico agli inizi del Cinquecento, il focus della ricerca mira all’evoluzione delle scale elicoidali colonnate.  Parallelamente, la reinterpretazione dei documenti suggerisce la revisione della cronologia – meno risolutiva, ma più coerente con le fonti – e una funzione alternativa della lumaca correlata alla «fontana molto abbo(n)dante di acque» descritta dal Serlio e ben contestualizzata nella temperie culturale tra XV e XVI secolo.</dc:description>
<dc:date>2020</dc:date>
<dc:type>info:eu-repo/semantics/doctoralThesis</dc:type>
<dc:identifier>https://hdl.handle.net/11583/2993715</dc:identifier>
<dc:identifier>https://flore.unifi.it/handle/2158/1189319</dc:identifier>
<dc:language>ita</dc:language>
<dc:relation>numberofpages:645</dc:relation>
<dc:rights>info:eu-repo/semantics/closedAccess</dc:rights>
<dc:rights>license:Non Pubblico - Accesso privato/ristretto</dc:rights>
<dc:rights>license uri:iris.PRI01</dc:rights>
</oai_dc:dc></metadata></record></GetRecord></OAI-PMH>