Il testo del Decreto Interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 “Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge n. 765 del 1967” e le complesse ‘trame urbanistiche’ che hanno ruotato e ruotano intorno ad esso, è divenuto uno degli architravi dell’urbanistica moderna non soltanto per la cogenza cha la natura di norma sovraordinata gli ha conferito ma soprattutto per il suo riferirsi al progetto dello spazio pubblico come campo di terreno entro cui sostanziare, contemporaneamente, il progetto della urbs e della civitas che le dinamiche dello sviluppo urbano del secondo dopoguerra avevano sostanzialmente tralasciato. Ritenuto ormai da diversi decenni uno strumento sostanzialmente inadeguato, spesso inefficace e obsoleto della ‘cassetta degli attrezzi’ dell’urbanistica, in occasione di un ‘evento speciale’ (qual è appunto la sua 50esima ricorrenza) torna ad essere un testo ‘popolare’ cui rivolgere rinnovata attenzione e considerazione anche se l’ampia disponibilità di ricerche, studi, analisi critiche sugli standard urbanistici in Italia avrebbe potuto spingere a cavalcare il disilluso e forse cinico adagio de “tutto è già stato raccontato e spiegato”. Ma ‘tutto’ non è mai raccontato; e se anche ciò fosse vero, ‘tutto’ potrebbe essere raccontato nuovamente, da altre prospettive, illuminando angoli del pensiero rimasti in penombra o sviluppando nuove connessioni e relazioni di senso. L’ipotesi da cui si parte è che l’attualità del tema ‘standard urbanistici’ sia legata a questioni strutturali quali: • l’influenza degli standard nel determinare la configurazione spaziale e la qualità della vita nelle città, nell’assegnare funzioni, significati e valori differenziati agli spazi urbani, nell’offrire e nel saper redistribuire dotazioni minime di spazi e servizi pubblici (in potenziale contrasto alla divisione sociale dello spazio); • il ruolo della pianificazione e progettazione degli standard urbanistici nel governo locale delle città, con riferimento al rapporto fra politiche urbane, risorse e finanza locale; • il ruolo degli standard per un progetto consapevole di città pubblica e welfare urbano, in rapporto all’evoluzione della domanda sociale e del concetto stesso di qualità insediativi, vivibiltà urbana e concorrendo alla riduzione delle disuguaglianze. La domanda che alimenta la ragnatela della complessità della ricerca ruota attorno all’individuazione dell’approccio, passato e presente, dei piani urbanistici agli standard, per identificare i requisiti che strumenti urbanistici innovativi dovrebbero assumere per riformare il tradizionale approccio funzionalista alla pianificazione, progettazione, realizzazione e gestione dello standard. Ovvero per individuare i possibili nuovi contenuti e metodi del piano di rigenerazione urbana.

Giochi di pazienza. Un programma di ricerca per gli standard urbanistici in Italia / Giaimo, Carolina. - STAMPA. - (2018), pp. 14-16.

Giochi di pazienza. Un programma di ricerca per gli standard urbanistici in Italia

Giaimo Carolina
2018

Abstract

Il testo del Decreto Interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 “Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge n. 765 del 1967” e le complesse ‘trame urbanistiche’ che hanno ruotato e ruotano intorno ad esso, è divenuto uno degli architravi dell’urbanistica moderna non soltanto per la cogenza cha la natura di norma sovraordinata gli ha conferito ma soprattutto per il suo riferirsi al progetto dello spazio pubblico come campo di terreno entro cui sostanziare, contemporaneamente, il progetto della urbs e della civitas che le dinamiche dello sviluppo urbano del secondo dopoguerra avevano sostanzialmente tralasciato. Ritenuto ormai da diversi decenni uno strumento sostanzialmente inadeguato, spesso inefficace e obsoleto della ‘cassetta degli attrezzi’ dell’urbanistica, in occasione di un ‘evento speciale’ (qual è appunto la sua 50esima ricorrenza) torna ad essere un testo ‘popolare’ cui rivolgere rinnovata attenzione e considerazione anche se l’ampia disponibilità di ricerche, studi, analisi critiche sugli standard urbanistici in Italia avrebbe potuto spingere a cavalcare il disilluso e forse cinico adagio de “tutto è già stato raccontato e spiegato”. Ma ‘tutto’ non è mai raccontato; e se anche ciò fosse vero, ‘tutto’ potrebbe essere raccontato nuovamente, da altre prospettive, illuminando angoli del pensiero rimasti in penombra o sviluppando nuove connessioni e relazioni di senso. L’ipotesi da cui si parte è che l’attualità del tema ‘standard urbanistici’ sia legata a questioni strutturali quali: • l’influenza degli standard nel determinare la configurazione spaziale e la qualità della vita nelle città, nell’assegnare funzioni, significati e valori differenziati agli spazi urbani, nell’offrire e nel saper redistribuire dotazioni minime di spazi e servizi pubblici (in potenziale contrasto alla divisione sociale dello spazio); • il ruolo della pianificazione e progettazione degli standard urbanistici nel governo locale delle città, con riferimento al rapporto fra politiche urbane, risorse e finanza locale; • il ruolo degli standard per un progetto consapevole di città pubblica e welfare urbano, in rapporto all’evoluzione della domanda sociale e del concetto stesso di qualità insediativi, vivibiltà urbana e concorrendo alla riduzione delle disuguaglianze. La domanda che alimenta la ragnatela della complessità della ricerca ruota attorno all’individuazione dell’approccio, passato e presente, dei piani urbanistici agli standard, per identificare i requisiti che strumenti urbanistici innovativi dovrebbero assumere per riformare il tradizionale approccio funzionalista alla pianificazione, progettazione, realizzazione e gestione dello standard. Ovvero per individuare i possibili nuovi contenuti e metodi del piano di rigenerazione urbana.
978-88-7603-189-2
Dopo 50 anni di standard urbanistici in Italia
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